Spogliazione

È la Domenica delle Palme. E di tutte le parole chiave della teologia paolina oggi recupero questo: spogliazione. C’è una kenosis, un abbassamento. Noi siamo abituati a concepire l’ingresso di Gesù di Nazaret acclamato come Messia come un tripudio di gioia. Mantelli stesi e rami sventolati. Abbiamo in mente la bellissima realizzazione cinematografica di Jesus Christ Superstar… con danze, salti e coinvolgimento.

Eppure, sta per iniziare la settimana dello svuotamento assoluto fino alla morte, alla morte di croce. S. Paolo con “spogliazione” intende proprio riferirsi all’atto di “svuotare” la propria gloria e dignità umana per seguire Cristo e servire Dio. Se Cristo da ricco che era ha scelto di autoesinanirsi in quel modo, noi che dovremmo fare per seguirlo fin sul Calvario. Questo atto è descritto nella lettera ai Filippesi (2,7), dove Paolo parla del Figlio di Dio che “svuotò sé stesso, assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini”. Questo spogliamento non è chiaramente solo fisico (benché ci sia stato e fu umiliante) ma soprattutto spirituale. Cristo non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza a Dio. Anzi significò per lui un’umiliazione estrema e un’umiltà che lo ha portato al dono totale di sé sulla croce, vertice di questa kenosis. Paolo invita i cristiani a seguire questo modello di spogliazione, che resta fondamentale per la vita cristiana e per la missione della Chiesa.

Ma diciamocelo non è insito nel nostro DNA che invece ci porta al desiderio di primeggiare, di essere ben considerati, stimati, gratificati… Quanta distanza. Quanta sproporzione.

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