Perseveranza

“Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime” dice il Vangelo. Il cardinal Martini ci ricordava spesso l’importanza della perseveranza finale. Come la intendeva san Paolo? La presenta come virtù fondamentale per vivere la fede, resistere alle difficoltà e mantenere la speranza, radicata nell’amore e nella grazia di Dio. La definisce: upomonè, cioè costanza e fermezza nel perseguire il bene e nell’accogliere la vita nuova in Cristo. Essa non implica rassegnazione passiva, ma la capacità di “stare-dentro” le vicende della vita, comprese sofferenza, prova e persecuzione, mantenendo fede e impegno.

Perciò capiamo bene che la perseveranza è strettamente legata alla speranza e alla pazienza: “…la tribolazione produce pazienza, la pazienza virtù provata, e la virtù provata la speranza, che non delude perché l’amore di Dio è riversato nei cuori tramite lo Spirito Santo”, come è scritto nella lettera ai Romani.

Concretamente siamo invitati a perseverare nel cammino spirituale quotidiano e nei rapporti con gli altri. Egli esorta a mantenere ferme le promesse, ad affrontare le difficoltà senza cedere alla rassegnazione, e a stare vicini a chi è debole, diventando così “seminatori di speranza”. La vita cristiana richiede costanza nell’impegno, attenzione a valori come condivisione, gratuità e solidarietà, e resistenza alle insidie morali e sociali presenti nella società. Trovo che molti cristiani si siano lasciati condizionare dalla mondanità e finiscono per pensarla…come tutti.

Il nostro vescovo quest’anno ripetutamente ci dice: “Tra voi non sia così!”

E per farlo non bisogna dimenticare quello che Cristo ha detto e nemmeno tirarlo dalla nostra parte con interpretazioni pseudo-razionali. Occorre coltivare l’interesse per la verità, iniziare a leggere e ad amare veramente la Bibbia e mantenere un atteggiamento positivo davanti alle resistenze o agli ostacoli. Certamente la perseveranza non è fine a sé stessa. Non è solo un obiettivo. Ma è indispensabile perché sostiene e sviluppa la speranza: Dio è “il Dio della perseveranza e della consolazione” (Rm 15,5), e la pazienza frutto dello Spirito Santo rende vivibile questa speranza come stile di vita. La perseveranza diventa quindi mezzo per affrontare la vita in maniera realistica, affrontando sofferenza e difficoltà senza perderne il senso o la fiducia nell’azione di Dio. E noi cristiani contemporanei abbiamo il dovere di custodire la verità ricevuta, come dice San Paolo al caro Timoteo (1 Tm 6,20-21).

Insomma, perseverare significa rimanere saldi nella fede, integrando speranza e pazienza, alimentati dalla grazia di Dio e dallo Spirito Santo. È una virtù attiva che si manifesta nella vita quotidiana, nella preghiera, nella testimonianza cristiana, nella resistenza al male e nel sostegno agli altri. Essa non solo consolida la propria vita spirituale, ma permette di diffondere speranza e giustizia nella comunità e nella società. Buon lavoro su se stessi, prima che sugli altri!

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