Siamo abituati a sentirlo annoverato nei sette doni dello Spirito Santo. Tutti i candidati alla Confermazione li imparano a memoria. Ma cosa intendeva per timore di Dio San Paolo?
Per l’apostolo delle genti il timore di Dio non è paura del Signore, ma un atteggiamento di reverenza, rispetto e amore che guida il cristiano ad abbandonarsi fiduciosamente alla volontà di Dio. Lo considera come un dono dello Spirito Santo strettamente legato alla pietà. Non si tratta di essere servile o avere terrore di punizioni, ma dell’atteggiamento dei figli che amano Dio come un padre. Questo modo di essere educa ogni giorno di più il credente ad allontanarsi dal peccato e a vivere con umiltà.
Nelle lettere paoline, il timore di Dio appare spesso in relazione alla salvezza, alla responsabilità dei credenti e alla guida dello Spirito Santo. Ad esempio, Paolo esorta i Corinzi a considerarsi templi dello Spirito Santo, ricevendo il dono divino della trasformazione interiore e della santificazione attraverso Cristo. Lo Spirito Santo permette di vivere la legge evangelica con libertà e spontaneità, trasformando gli atteggiamenti e rendendo possibile la testimonianza della fede. Tutto ciò si manifesta in diversi atteggiamenti:
Reverenza e gioia nell’osservanza della legge morale, sapendo che si agisce secondo la volontà divina. Autoconsapevolezza e confessione del peccato, riconoscendo i propri limiti e la necessità della grazia divina. Offerta di sé agli altri in modo che la vita dello Spirito possa attivarsi nella comunità, secondo l’insegnamento paolino di essere “vasi di creta” nelle mani di Dio. Tutt’altro dunque che sottomissione, san Paolo dimostra che il santo timore produce coraggio e forza, non timidezza. È un timore che spinge ad agire nel bene, a testimoniare la propria fede e a vivere con speranza ed entusiasmo per il Regno di Dio, senza essere sottomessi a Lui per paura ma mossi dall’amore e dalla riconoscenza filiale.


