Non è una parola chiave dal punto di vita teologico. Però come non essere attratti dalla espressione contenuta nella seconda lettura della liturgia odierna, festa della Santissima Trinità? Salutatevi con il bacio santo. Dunque, c’è un bacio santo e uno non santo. Cosa sta a significare? Com’era quel bacio?
Evidentemente è qualcosa di tecnico, di usuale. Che tutti capivano insomma! Ci sono dei gesti che diventano icone, tipo: dammi il cinque…oggi! Oppure “Ciao, bro”… ma è solo questo?
Il “bacio santo” è un saluto cristiano antico che esprime amore fraterno, unità spirituale e comunione tra i credenti. Innumerevoli sono i brani dove alcuni personaggi biblici si baciano, proprio sulla bocca. Quindi non è una modernità comunista! O di stampo mafioso!
Paolo usa questo modo di dire nelle lettere ai Romani, nella prima ai Corinzi, nella seconda e anche nella prima ai Tessalonicesi. Non penso volesse sottolineare né qualcosa di romantico o sensuale. Al contrario col bacio sulla bocca che oggi i pedagogisti, i medici sconsigliano…una mamma bacia il suo bambino. Dimensione primordiale della fase orale, quando il neonato conosce con la bocca e si porta tutto alla bocca. È naturale. Quindi niente di erotico. Semmai richiama non solo la fratellanza, ma proprio la fraternità, amorevole e sacra, destinata a rafforzare il sentimento di unità e uguaglianza tra i membri della comunità cristiana. Il portale di fede e omosessualità, Progetto Gionata, si ispira proprio alla amicizia fra il figlio di Saul e il futuro Re Davide. Ma forse esasperano il testo biblico che parla sì di bacio fra i due uomini, ma appunto ispirato alla tradizione di amicizia e di intimità naturale. Pare sia una forzatura che se ne possa concludere una relazione gay! E dobbiamo persino smontare quanto si dice sui monaci benedettini nel Medioevo. Il regista de “Il nome della Rosa” fa baciare sulla bocca i due religiosi, Guglielmo da Baskerville che incontra l’abate del monastero, che si incontrano. Ma questo non ha un minimo fondamento storico. È stata una interpretazione del sceneggiatore francese Jean-Jacques Annaud. Va detto però che nei primi secoli della Chiesa, il bacio santo veniva scambiato tra i battezzati come segno di comunione nello Spirito Santo. Era considerato una manifestazione concreta della pax Christi, la pace di Cristo, e della reciproca connessione di fede tra i fedeli. La pratica assicurava la reciprocità e la presenza dello spirito condiviso: chi baciava e chi era baciato partecipavano entrambi alla stessa esperienza spirituale.
Dunque, originariamente scambiato sulle labbra in contesti strettamente fraterni (uomini con uomini, donne con donne), nel Medioevo il bacio fu spostato sulla spalla o sulla guancia, e a volte era orientato verso un’icona sacra durante la liturgia. Nel tempo, con l’affermazione di chiese più grandi e liturgie pubbliche, il bacio santo si trasformò in gesti più sobri come stretta di mano, inchino o abbraccio, mantenendo però il suo significato di pace, comunione e amore fraterno. Potremmo dire che il “bacio santo” indica un saluto fraterno e sacro, distinto dai baci comuni o romantici. Paolo lo prescrive come segno di unità, rispetto reciproco e comunione spirituale tra i membri della comunità cristiana. Storicamente, l’espressione si è evoluta da bacio sulle labbra a forme più formali o simboliche, ma la funzione spirituale rimane centrale alla liturgia cristiana.
Infine, darsi il bacio santo in San Paolo significa anche riferirsi a quel gesto liturgico e spirituale che Paolo raccomanda ai credenti per esprimere la vera unione in Cristo. E Paolo conclude proprio la lettera ai Romani con la esortazione: “Datevi il bacio santo”.


